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Camminare in salita: ecco perché fa un gran bene (e dovresti iniziare a farlo sin da subito)

Scopri come una semplice salita può trasformare il tuo allenamento, migliorando resistenza, metabolismo e contribuendo alla perdita di peso.

Immagina una salita che inizia dolce e poi spinge. Il fiato si fa corto, le gambe scaldano, la mente si mette in fila. In pochi minuti senti che qualcosa cambia: non è solo una camminata, è un piccolo allenamento che dà sostanza alla giornata.

Camminare in salita: ecco perché fa un gran bene (e dovresti iniziare a farlo sin da subito) – piediincammino.it

All’inizio la tentazione è evitarla. La salita sembra un ostacolo. Poi capisci che quel tratto aggiunge carattere al percorso. Non serve correre né comprare attrezzi: basta scegliere una strada con un po’ di dislivello e lasciare che il corpo faccia il resto.

La prima cosa che senti sono le gambe. La spinta coinvolge glutei, quadricipiti e polpacci in modo naturale. Il passo si accorcia, il busto si inclina di poco, il ritmo resta tuo. Intanto, il cuore lavora in modo più profondo: è un ottimo allenamento cardio a impatto contenuto, ideale se vuoi proteggere le articolazioni.

Qui arriva il punto che spesso sorprende. La salita è una “palestra” compatta che allena insieme forza e resistenza. A parità di passo, camminare con una pendenza del 5% aumenta il dispendio energetico di circa il 60% rispetto al piano; al 10% può più che raddoppiare. In pratica, 10 minuti su un 8–10% possono valere 15–20 minuti in piano. Il risultato? Maggiore metabolismo acuto, più stimolo cardiorespiratorio e un contributo concreto alla perdita di peso se lo inserisci con costanza nella settimana.

Anche le sensazioni cambiano. In salita c’è meno stress eccentrico sul ginocchio rispetto alla discesa, e spesso si avvertono meno fastidi alle patelle. Per chi ha una vita sedentaria, 6–8 settimane di camminate collinari possono migliorare il VO2max del 5–10%: tradotto, fai meno fatica a pari velocità e recuperi prima. Non è magia: è fisiologia che risponde a uno stimolo preciso e progressivo.

Perché la salita trasforma il corpo (e come iniziare in maniera moderata)

Recluta più fibre muscolari: la spinta enfatizza catena posteriore e stabilizzatori del bacino. Questo rende il gesto più “tonico” per glutei e cosce, senza carichi esterni.

Migliora economia e tecnica: passo corto, cadenza leggermente più alta, appoggio di avampiede/mesopiede. L’assetto riduce le frenate e migliora l’allineamento.

Sostiene la salute cardiometabolica: più consumo di ossigeno, migliore tolleranza allo sforzo. L’effetto sul profilo glicemico è documentato; sull’aumento della densità ossea le evidenze sono promettenti ma non definitive.

Impatto mentale: la salita “ancora” l’attenzione. Ti obbliga a respirare meglio, a scegliere il ritmo, a stare dove sei.

Scegli pendenze gentili (4–6%) e tratti brevi. Due-tre ripetute da 2 minuti in salita con recupero in piano vanno benissimo.

Postura: leggero inclinamento dalle caviglie, sguardo avanti, braccia attive. Evita di “sederti” sui fianchi.

Progressione: aggiungi 1 ripetuta a settimana o aumenta il tempo totale del 10–15%. Le salite più dure (8–10%) tienile per giorni in cui ti senti fresco.

Se usi il tapis roulant: parti dal 3–5%, lavora fra 5 e 9%. Bastano 20–30 minuti. Idratazione e scarpe con buon sostegno restano fondamentali.

Attenzioni: se hai ipertensione non controllata, problemi acuti a tendine d’Achille o ginocchio, chiedi un parere medico.

Published by
R.D.V.