Scopri i castelli più fiabeschi della Valle d’Aosta in un breve itinerario tra torri di pietra, valli alpine e storie di frontiera.
Tra torri di pietra, valli alpine e storie di frontiera, un percorso breve per scoprire i castelli più fiabeschi della Valle d’Aosta, con soste lente e occhi curiosi.

La Valle d’Aosta non è grande, ma custodisce oltre cento tra torri e manieri medievali. Qui la montagna è scenografia e difesa. I castelli della Valle d’Aosta punteggiano i versanti come sentinelle: nascono tra il XII e il XIX secolo, proteggono valichi e pedaggi, raccontano dinastie come i Challant e i Savoia. Il colpo d’occhio ha qualcosa di fiabesco. L’aria è tersa, le pietre sono vive.
Prima di correre, osservala da sotto. Una torre isolata su un dosso, un ponte sul torrente, una strada romana che taglia il fondovalle: tutto torna. I castelli fiabeschi qui non sono scenografie: sono archivi di confine, fatti per durare. Murature spesse, feritoie strette, cortili affrescati. Dentro, segni domestici: cucine nere di fumo, stanze di legno, scale consumate.
Valle d’Aosta, itinerario breve tra manieri e valli
Parti dal Forte di Bard. È ottocentesco, ma domina ancora la gola come un tappo. Ospita mostre e il Museo delle Alpi; l’ascensore panoramico regala l’angolo giusto per capire il passaggio. Verifica orari e mostre aggiornate su fortedibard.it: cambiano spesso.
Dieci minuti d’auto più su ti aspetta Verrès. Un blocco severo, quasi monolitico, fine Trecento. È la voce militare dei Challant. Le sale sono spoglie, i corridoi parlano a bassa voce. Attraversa la Dora e scendi a Issogne: cambia tutto. Portico dipinto con scene di mercato, botteghe, pani su ceste. In cortile, la fontana del melograno in ferro battuto è un simbolo che non si dimentica.
Il giorno dopo punta al Castello di Fénis. Cortile interno, ballatoi in legno, affreschi devozionali. Icona perfetta per capire il medioevo valdostano, tra difesa e rappresentanza. Poco oltre, il Castello Reale di Sarre riapre l’epoca sabauda: re e battute di caccia, stemmi con teste di stambecco, saloni che guardano al XIX secolo.
Tieni per ultimo il Castel Savoia a Gressoney-Saint-Jean. Regina Margherita lo volle tra 1899 e 1904. È un sogno tardo-ottocentesco con torrette, legno intagliato, vista sulla Val di Gressoney. Arriva nel tardo pomeriggio. Quando il sole scivola alle spalle del Monte Rosa, capisci il senso del viaggio: non è solo storia, è ritmo. Pietra, luce, silenzio.
Le distanze sono brevi: da Aosta a Fénis sono circa 17 km. La A5 facilita gli spostamenti, ma i parcheggi presso i siti possono essere piccoli. Meglio scarpe comode. In inverno alcuni castelli riducono gli orari; tra maggio e settembre l’offerta è più ampia. Esistono biglietti combinati e visite guidate in più lingue, ma le condizioni cambiano: controlla il portale turistico ufficiale (lovevda.it) prima di partire. I mezzi pubblici regionali servono i principali siti; alcune tratte richiedono un cambio.
Non tutto è certificato allo stesso modo. Eventi serali e aperture straordinarie variano di stagione; se non trovi conferme aggiornate, segnati il dubbio e telefona prima.
C’è un momento, salendo i gradini di Fénis o toccando il ferro del melograno a Issogne, in cui il viaggio diventa personale. Quale dettaglio ti farà rallentare il passo: il vento che fischia a Verrès o il profilo leggero del Castel Savoia contro il rosa del tramonto?





