Immagina una mappa che si rianima al passaggio dell’acciaio: monti che si aprono, città che si avvicinano, notti che diventano corridoi di stelle. Nel 2026, viaggiare in treno torna gesto semplice e potente: un binario che unisce il West americano e l’arcipelago giapponese con nuove fermate, ritmi più intelligenti, esperienze più umane.

C’è un motivo se adoro viaggiare in treno. La velocità non cancella il paesaggio. Lo addomestica. In carrozza, i sensi hanno tempo. Il caffè ha un profumo, le montagne hanno nomi, le città una logica. E il 2026 promette tratte pensate per chi cerca esattezza e stupore.
Viaggiare in treno nel 2026, dal Colorado all’Europa (passando per il Giappone)
Il Colorado ha una maestosità che non teme confronti. L’Amtrak California Zephyr attraversa il Moffat Tunnel (circa 10 km) e poi si infila nei canyon del fiume Colorado: Denver–Glenwood Springs è uno dei segmenti più scenici al mondo. Il treno copre l’intera Chicago–San Francisco in circa 52 ore, ma bastano poche ore oltre Denver per capire perché tutti parlano di questa linea.
C’è poi il Winter Park Express, treno stagionale per gli sciatori: nei weekend invernali collega Denver alle piste in circa due ore, senza lo stress dell’autostrada. Infine, il Rocky Mountaineer “Rockies to the Red Rocks” unisce Denver e Moab in due giorni con sosta a Glenwood Springs, carrozze vetrate e servizio di livello. Per il 2026, gli operatori valutano estensioni di calendario; a oggi non ci sono conferme ufficiali oltre le pubblicazioni annuali.
La logica è chiara: meno auto nei passi di montagna, più posti finestrino verso canyon e deserti. Se prenoti, fallo con anticipo: le tratte più richieste saturano nei fine settimana e in alta stagione.
Proprio qui arriva il punto centrale: nel 2026 gli itinerari ferroviari si allargano e si coordinano meglio. Non solo scenografie. Connessioni più rapide, notturni rinnovati, servizi turistici curati.
Il Giappone resta un laboratorio in movimento. La rete Shinkansen tocca punte di 320 km/h. L’estensione della Hokuriku Shinkansen fino a Tsuruga (aperta nel 2024) ha ridisegnato i flussi: da Tokyo a Fukui in circa tre ore. Nel 2026, l’orario sarà più maturo su questa direttrice, con effetti positivi su località come Kanazawa, il Lago Biwa e la costa del Mar del Giappone. I treni turistici di fascia alta (come i lussuosi sleeper su Kyushu) hanno liste d’attesa lunghe: il calendario 2026 non è ancora pubblico, ma le rotazioni stagionali sono la prassi.
Suggerimento pratico: in Giappone la prenotazione posto è spesso consigliata, a volte obbligatoria sui servizi rapidi. La qualità è costante, l’accuratezza quasi chirurgica. Portati però un margine: in alta stagione i treni ad alta velocità si riempiono.
Nel frattempo, l’Europa rilancia i treni notturni. Le nuove carrozze a cuccette e cabine private migliorano comfort e sicurezza; diverse tratte aumentano frequenze entro il 2026, ma i dettagli finali variano per operatore e rotta. In India continua l’espansione dei servizi semi-rapidi tipo Vande Bharat; le autorità indicano obiettivi ambiziosi sull’alta velocità Mumbai–Ahmedabad con prime aperture parziali attese, ma le date restano soggette a revisione.
Torno a un’immagine personale: l’alba in carrozza tra Glenwood Canyon e Grand Junction. Roccia rosata, acqua che corre, qualcuno che abbassa la voce per non disturbare la luce. Dall’altra parte del mondo, un E7 che lascia Tokyo e disegna un arco pulito verso il nord. Due gesti diversi, stessa promessa: il tempo speso bene.
Nel 2026, il treno è scelta di sostenibilità, ma anche di carattere. Preferisci la lentezza che svela o la velocità che connette? Forse la risposta sta nel prossimo finestrino che aprirai.





